La nostra missione è vivere per gli altri, per quanti hanno bisogno, per quanti non possono …

Notizie

15

 

 

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
18 novembre 2018
 

 

Questo povero grida e il Signore lo ascolta

 

 1. «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7). Le parole del Salmista diventano anche le nostre nel momento in cui siamo chiamati a incontrare le diverse condizioni di sofferenza ed emarginazione in cui vivono tanti fratelli e sorelle che siamo abituati a designare con il termine generico di “poveri”. Chi scrive quelle parole non è estraneo a questa condizione, al contrario. Egli fa esperienza diretta della povertà e, tuttavia, la trasforma in un canto di lode e di ringraziamento al Signore. Questo Salmo permette oggi anche a noi, immersi in tante forme di povertà, di comprendere chi sono i veri poveri verso cui siamo chiamati a rivolgere lo sguardo per ascoltare il loro grido e riconoscere le loro necessità

(segue) 

Giugno
18

 

5 chicchi di riso

X 1000 sorrisi

 

Santa Madre Teresa usava esortare tutti i Suoi figli a mettere in circolo 5 atteggiamenti dell’anima piccoli come i chicchi di riso ma tanto nutrienti come un’intera piantaggione:

silenzio, preghiera, fede, amore, servizio

se fai questo otterrai la PACE del cuore

fare del bene non ti costa nulla, e ti fa bene

nella tua dichiarazione dei redditi firma per il 5x1000 alla

Fondazione Madre Teresa di Calcutta

codice fiscale 95116970658

 

La Fondazione Madre Teresa di Calcutta opera nella piena carità, dona senza nulla chiedere e nulla ricevere, se non la benevolenza del Signore e l’aiuto della Provvidenza, non gode di contributi e finanziamenti pubblici o delle istituzioni di qualsiasi genere, ma solo del concreto sostegno dei benefattori.

 

Nell’anno 2017 la Fondazione ha sostenuto innumerevoli iniziative:

- le Mense Solidali hanno assicurato, senza nulla chiedere e nulla avere, oltre ventimila pasti ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle meno fortunate, oltre ad una infinita quantità di sorrisi

- le Case di Accoglienza per gli Ultimi e le Case Solidali hanno donato ospitalità per oltre quattordicimila notti, tutte sottratte alla strada ed all’abbandono

- i Progetti di Adozione in Burundi, Ciad ed Hoduras hanno donato una speranza a centinaia e centinaia di bambine e bambini

- i Corridoi Umanitari, promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Tavola Valdese, concretamente sostenuti dalla Fondazione Madre Teresa di Calcutta, hanno sottratto alla guerra in Siria interi nuclei familiari

- i Progetti di Vicinanza hanno donato una piccola luce a centinaia di bisognosi, dando loro la possibilità di avere qualche ricarica telefonica, un accertamento diagnostico, dei cicli di cura, un abbigliamento dignitoso, quanto strettamente necessario per vedere con più colore una quotidianetà spesso fatta solo di stenti

- la Raccolta delle Attrezzature Ospedaliere dismesse e la Raccolta delle Eccedenze Alimentari hanno contribuito ad un mondo più solidale ed attento al Creato

- i Progetti di Reiserimento Sociale hanno donato dignità a quanti stentavano ad averne, lavoro a quanti hanno trovato nell’impegno delle braccia, piuttosto che della mente, il loro futuro di onestà e rispetto per l’altro

- le Scuole di Italiano e quelle di Formazione Morale ed Educazione alla Vita hanno reso migliori centinaia di fratelli e sorelle, costretti a stili di vita non giusti

- il Progetto Carcere Aperto ha liberato numerosi fratelli dai loro fardelli di errori e vita sprecata

- il Progetto Famiglia ha donato un tetto amico a giovani costretti alla lontananza

 

Che cos'è il 5x1000

Sui moduli della dichiarazione dei redditi (730, CU e Unico Persone Fisiche) puoi destinare il 5x1000 del gettito Irpef alla Fondazione Madre Teresa di Calcutta.

Grazie alla norma introdotta dalla legge finanziaria del 2006, ciascuno di noi ha la facoltà di donare il 5x1000, comunque dovuto e senza nessuna spesa, a finalità sociali.

Attenzione: il 5x1000 non è in alternativa o sostitutivo all'8x1000, ma è un'ulteriore scelta di come devolvere una percentuale degli introiti destinati allo Stato.

Cinque per mille: come fare?

Destinare il 5x1000 della prossima dichiarazione dei redditi è facile:  basta firmare nella casella “sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale” ed indicare nell'apposito spazio il codice fiscale della Fondazione Madre Teresa di Calcutta: 95116970658

Maggio
03

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 52ma GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

 

13 maggio 2018

 

« La verità vi farà liberi (Gv 8,32).
Fake news e giornalismo di pace»

 

 Cari fratelli e sorelle,

 

nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. E’ capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi. Ma l’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare, come mostrano fin dall’inizio gli episodi biblici di Caino e Abele e della Torre di Babele (cfr Gen 4,1-16; 11,1-9). L’alterazione della verità è il sintomo tipico di tale distorsione, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Al contrario, nella fedeltà alla logica di Dio la comunicazione diventa luogo per esprimere la propria responsabilità nella ricerca della verità e nella costruzione del bene. Oggi, in un contesto di comunicazione sempre più veloce e all’interno di un sistema digitale, assistiamo al fenomeno delle “notizie false”, le cosiddette fake news: esso ci invita a riflettere e mi ha suggerito di dedicare questo messaggio al tema della verità, come già hanno fatto più volte i miei predecessori a partire da Paolo VI (cfr Messaggio 1972: Le comunicazioni sociali al servizio della verità). Vorrei così offrire un contributo al comune impegno per prevenire la diffusione delle notizie false e per riscoprire il valore della professione giornalistica e la responsabilità personale di ciascuno nella comunicazione della verità.

 

1. Che cosa c’è di falso nelle “notizie false”?

 

Fake news è un termine discusso e oggetto di dibattito. Generalmente riguarda la disinformazione diffusa online o nei media tradizionali. Con questa espressione ci si riferisce dunque a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici.

(segue)

 

Maggio
14

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 55ª GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
  

 22 aprile 2018 

Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore

 

 Cari fratelli e sorelle,  

nell’ottobre prossimo si svolgerà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che sarà dedicata ai giovani, in particolare al rapporto tra giovani, fede e vocazione. In quell’occasione avremo modo di approfondire come, al centro della nostra vita, ci sia la chiamata alla gioia che Dio ci rivolge e come questo sia «il progetto di Dio per gli uomini e le donne di ogni tempo» (Sinodo dei Vescovi, XV Assemblea Generale Ordinaria, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, Introduzione). 

Si tratta di una buona notizia che ci viene riannunciata con forza dalla 55ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina!

 (segue)

Aprile
10

 

  

ESORTAZIONE APOSTOLICA

GAUDETE ET EXSULTATE

DEL SANTO PADRE
FRANCESCO

SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ
NEL MONDO CONTEMPORANEO 

1. «Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. In realtà, fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità. Così il Signore la proponeva ad Abramo: «Cammina davanti a me e sii integro» (Gen 17,1). 

2. Non ci si deve aspettare qui un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione. Il mio umile obiettivo è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. Perché il Signore ha scelto ciascuno di noi «per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità» (Ef 1,4). 

 

CAPITOLO PRIMO

 

LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ 

 

I santi che ci incoraggiano e ci accompagnano 

3. Nella Lettera agli Ebrei si menzionano diversi testimoni che ci incoraggiano a «[correre] con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (12,1). Lì si parla di Abramo, di Sara, di Mosè, di Gedeone e di altri ancora (cfr 11,1-12,3) e soprattutto siamo invitati a riconoscere che siamo «circondati da una moltitudine di testimoni» (12,1) che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta. E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore.

(segue)

 

Aprile
07

 

«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12)

 

 Cari fratelli e sorelle

ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione», che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita. 

Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12). 

Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo

(segue)

Febbraio
03

 

Papa Francesco scende in campo contro la corruzione con una speciale intenzione di preghiera per il mese di febbraio che sarà veicolata in tutto il mondo attraverso la Rete mondiale di preghiera del Papa. “La corruzione è un processo di morte che nutre la cultura della morte perché la fame di potere non conosce limiti – dice il Papa in un video messaggio preparato per l’occasione-. La corruzione non si combatte con il silenzio”. “Preghiamo insieme – è l’appello di Bergoglio – perché coloro che hanno un potere materiale, politico o spirituale non si lascino dominare dalla corruzione”. “Dobbiamo parlarne – chiede Francesco – denunciarne i mali, comprenderla per poter mostrare la volontà di far valere la misericordia sulla meschinità, la bellezza sul nulla”. Il messaggio è stato presentato dal prefetto del dicastero per la Promozione dello Sviluppo umano integrale, il cardinale Peter Turkson che ha spiegato: “non dobbiamo parlare di risolvere la corruzione in teoria, ma combatterla in ogni settore” perché “i poveri pagano la festa dei corrotti”.

https://youtu.be/-jqIjp-tolQ

L’intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di febbraio:

"Cosa c’è alla base della schiavitù, della disoccupazione, dell’abbandono dei beni comuni e della natura?
La corruzione, un processo mortale che nutre la cultura della morte
Perché la brama del potere e dell’avere non conosce limiti.
La corruzione non si combatte con il silenzio.
Dobbiamo parlarne, denunciarne i mali.
Comprenderla per poter mostrare la volontà di far valere la misericordia sulla meschinità, la bellezza sul nulla.
Preghiamo insieme perché coloro che hanno un potere materiale, politico o spirituale non si lascino dominare dalla corruzione."

Papa Francesco

 

Febbraio
20

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXVI GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

 

domenica 11 febbraio 2018

 

Mater Ecclesiae: «"Ecco tuo figlio ... Ecco tua madre".
E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé ...» (Gv 19, 26-27)

 

 Cari fratelli e sorelle,

 

il servizio della Chiesa ai malati e a coloro che se ne prendono cura deve continuare con sempre rinnovato vigore, in fedeltà al mandato del Signore (cfr Lc 9,2-6; Mt 10,1-8; Mc 6,7-13) e seguendo l’esempio molto eloquente del suo Fondatore e Maestro.

 

Quest’anno il tema della Giornata del malato ci è dato dalle parole che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre Maria e a Giovanni: «“Ecco tuo figlio ... Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19,26-27).

 

1. Queste parole del Signore illuminano profondamente il mistero della Croce. Essa non rappresenta una tragedia senza speranza, ma il luogo in cui Gesù mostra la sua gloria, e lascia le sue estreme volontà d’amore, che diventano regole costitutive della comunità cristiana e della vita di ogni discepolo.

 

Innanzitutto, le parole di Gesù danno origine alla vocazione materna di Maria nei confronti di tutta l’umanità. Lei sarà in particolare la madre dei discepoli del suo Figlio e si prenderà cura di loro e del loro cammino. E noi sappiamo che la cura materna di un figlio o una figlia comprende sia gli aspetti materiali sia quelli spirituali della sua educazione.

(segue)

Gennaio
30

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
LI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

 

1° GENNAIO 2018 

 

Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace

 

 1. Augurio di pace

 

Pace a tutte le persone e a tutte le nazioni della terra! La pace, che gli angeli annunciano ai pastori nella notte di Natale, è un’aspirazione profonda di tutte le persone e di tutti i popoli, soprattutto di quanti più duramente ne patiscono la mancanza. Tra questi, che porto nei miei pensieri e nella mia preghiera, voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò il mio amato predecessore Benedetto XVI, «sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace». Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta.

 

Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale.

 

Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate. Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, «nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento». Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità,delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare.

 (segue)

Dicembre
13

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
19 novembre 2017

 Non amiamo a parole ma con i fatti

 1. «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv 3,16).

(segue) 

Novembre
16

 

 La missione al cuore della fede cristiana

  Cari fratelli e sorelle,

 anche quest’anno la Giornata Missionaria Mondiale ci convoca attorno alla persona di Gesù, «il primo e il più grande evangelizzatore» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 7), che continuamente ci invia ad annunciare il Vangelo dell’amore di Dio Padre nella forza dello Spirito Santo. Questa Giornata ci invita a riflettere nuovamente sulla missione al cuore della fede cristiana. Infatti, la Chiesa è missionaria per natura; se non lo fosse, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma un’associazione tra molte altre, che ben presto finirebbe con l’esaurire il proprio scopo e scomparire. Perciò, siamo invitati a porci alcune domande che toccano la nostra stessa identità cristiana e le nostre responsabilità di credenti, in un mondo confuso da tante illusioni, ferito da grandi frustrazioni e lacerato da numerose guerre fratricide che ingiustamente colpiscono specialmente gli innocenti. Qual è il fondamento della missione? Qual è il cuore della missione? Quali sono gli atteggiamenti vitali della missione? 

Ottobre
28

 

Fratello Francesco carissimo,

non è maleducazione ma non ce la faccio ad attaccare al tuo nome sostantivi ed aggettivi che con te non c’entrano niente: santità, papa, pontefice.

Non ce li vedo né prima né dopo Francesco.

Basta quello: Francesco!

Ad ogni modo ho preso carta e penna perché ho un “groppo” nello stomaco e nell’anima che mi disturba.

Sono fatto male.

Sono un pastore salvato dalle pecore sbandate e perduto dalle pecore privilegiate.

Se sono ancora prete, con la serenità profonda scaturita dalle mie turbolenze e dai miei sbandamenti, lo devo alla fatica che ho fatto nel recuperare i disperati perché, mettendoli sulle spalle, loro anziché pesarmi mi hanno liberato dal complesso del salvatore e dall’affanno delle fatiche inutili.

Però (e vengo al groppo) da qualche tempo sono entrate sul “palco” le pecore privilegiate e mi sono tornati ancora i pensieri cattivi.

Tira un’aria secondo la quale i problemi della Chiesa finiscono il giorno in cui si sposeranno i preti e i divorziati potranno accostarsi ai sacramenti.

 (segue)

Settembre
21

 

La corruzione come “bestemmia” e “cancro che logora le nostre vite” da combattere tutti insieme, “persone di tutte le fedi e non credenti”, perché “siamo fiocchi di neve, ma se ci uniamo possiamo diventare una valanga“. L’appello di papa Francesco per la lotta “alla peggiore piaga sociale” arriva dalle pagine del libro Corrosione, scritto dal cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.

 

Dobbiamo parlare di corruzione, denunciarne i mali, capirla, mostrare la volontà di affermare la misericordia sulla grettezza, la curiosità e creatività sulla stanchezza rassegnata, la bellezza sul nulla”, è il monito di Bergoglio. La prefazione, anticipata dal Corriere della Sera, è un attacco a tutto campo alla corruzione, definita dal papa come l’espressione della “forma generale della vita disordinata dell’uomo decaduto” che ricorda un cuore “rovinato come un corpo che in natura entra in un processo di decomposizione e manda cattivo odore”.

 (segue)

Settembre
24

 

“Tante persone consacrate sono state perseguitate per aver denunciato atteggiamenti di mondanità:  lo spirito cattivo preferisce una Chiesa senza rischi e tiepida”. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata a Santa Marta a due anni dalla beatificazione del martire mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso dagli squadroni della morte legati al regime militare per aver denunciato le violenze contro i poveri.  

Quando il popolo di Dio era tranquillo, non rischiava o serviva “la mondanità”, ha spiegato Papa Francesco, il Signore mandava i profeti che venivano perseguitati “perché scomodavano”, come lo fu Paolo.

 Nella Chiesa – ha affermato il Papa – quando qualcuno denuncia tanti modi di mondanità è guardato con occhi storti, questo non va, meglio che si allontani”: “Io ricordo nella mia terra, tanti, tanti uomini e donne, consacrati buoni, non ideologi, ma che dicevano: ‘No, la Chiesa di Gesù è così…’ – ‘Questo è comunista, fuori!’, e li cacciavano via, li perseguitavano.

Pensiamo al beato Romero, cosa è successo per dire la verità!

E tanti, tanti nella storia della Chiesa, anche qui in Europa.

Perché?  Perché il cattivo spirito preferisce una Chiesa tranquilla senza rischi, una Chiesa degli affari, una Chiesa comoda, nella comodità del tepore, tiepida”. “Il cattivo spirito entra sempre dalle tasche, il monito di Francesco:  “Quando la Chiesa è tiepida, tranquilla, tutta organizzata, non ci sono problemi, guardate dove ci sono gli affari”. “Passare da uno stato di vita mondano, tranquillo senza rischi, cattolico, sì, sì, ma così, tiepido, a uno stato di vita del vero annuncio di Gesù Cristo, alla gioia dell’annuncio di Cristo”, l’invito del Papa: “Passare da una religiosità che guarda troppo ai guadagni, alla fede e alla proclamazione: ‘Gesù è il Signore’”. “Una Chiesa senza martiri dà sfiducia; una Chiesa che non rischia dà sfiducia; una Chiesa che ha paura di annunciare Gesù Cristo e cacciare via i demoni, gli idoli, l’altro signore, che è il denaro, non è la Chiesa di Gesù”, ha concluso Francesco: “Che tutti noi abbiamo questo: una rinnovata giovinezza, una conversione del modo di vivere tiepido all’annuncio gioioso che Gesù è il Signore”.

(da SIR – Servizio Informazione Religiosa)

Maggio
13

SANTA MESSA DEL CRISMA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Giovedì Santo, 13 aprile 2017

 

«Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione / e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, / a proclamare ai prigionieri la liberazione / e ai ciechi la vista; / a rimettere in libertà gli oppressi» (Lc 4,18). Il Signore, Unto dallo Spirito, porta il lieto Annuncio ai poveri. Tutto ciò che Gesù annuncia, e anche noi, sacerdoti, è lieto Annuncio. Gioioso della gioia evangelica: di chi è stato unto nei suoi peccati con l’olio del perdono e unto nel suo carisma con l’olio della missione, per ungere gli altri. E, al pari di Gesù, il sacerdote rende gioioso l’annuncio con tutta la sua persona. Quando predica l’omelia – breve, se possibile – lo fa con la gioia che tocca il cuore della sua gente mediante la Parola con cui il Signore ha toccato lui nella sua preghiera. Come ogni discepolo missionario, il sacerdote rende gioioso l’annuncio con tutto il suo essere. E, d’altra parte, sono proprio i particolari più piccoli – tutti lo abbiamo sperimentato – quelli che meglio contengono e comunicano la gioia: il particolare di chi fa un piccolo passo in più e fa sì che la misericordia trabocchi nelle terre di nessuno; il particolare di chi si decide a concretizzare e fissa giorno e ora dell’incontro; il particolare di chi lascia, con mite disponibilità, che usino il suo tempo…

 

 

Aprile
22

 

Cari fratelli e sorelle,

 

la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte.

 

E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell'amicizia con il Signore. Gesù è l 'amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

 

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l'elemosina.

(segue)  

Marzo
14

 

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

 

Dal peccato alla corruzione

Una preghiera per tutta la Chiesa, perché non cada mai dal peccato alla corruzione, è stata rilanciata dal Papa durante la messa celebrata venerdì mattina, 29 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.

Riferendosi alla prima lettura — tratta dal secondo libro di Samuele (11, 1-4.5-10.13-17) — Francesco ha fatto subito notare: «Abbiamo ascoltato quel peccato di Davide, quel grave peccato del santo re Davide. Perché Davide è santo, ma anche peccatore, è stato peccatore». In effetti «c’è qualcosa che cambia nella storia di quest’uomo». Accadde infatti che «al tempo della guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori a combattere e lui restò nel palazzo». Solitamente «lui andava in testa all’esercito», ma questa volta il suo comportamento fu un altro.

Il racconto biblico, ha spiegato il Papa, «ci fa vedere un Davide un po’ comodo, un po’ tranquillo, non nel senso buono della parola». Tanto che «un tardo pomeriggio, dopo la siesta, mentre faceva la passeggiata sulla terrazza della reggia, vede la donna e sente la passione, la tentazione della lussuria e cade nel peccato». La donna era Betsabea, moglie di Uria l’Ittita. Si tratta dunque di «un peccato». E Dio, ha osservato Francesco, «voleva tanto bene a Davide».

In seguito «le cose si complicano perché, passato un po’ tempo, la donna gli fa sapere che era incinta». Suo marito — ha ricordato il Papa — «combatteva per il popolo Israele, per la gloria del popolo di Dio». Mentre «Davide ha tradito la lealtà di quel soldato per la patria, ha tradito la fedeltà di quella donna verso suo marito ed è caduto in basso».  

(segue)

Febbraio
01

 

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente 

per la 39a Giornata Nazionale per la Vita

_________________________________________________________________________

Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta

Il coraggio di sognare con Dio

 

Alla scuola di Papa Francesco s’impara a sognare ... spesso nelle udienze fa riferimento ai sogni dei bambini e dei giovani, dei malati e degli anziani, delle famiglie e delle comunità cristiane, delle donne e degli uomini di fronte alle scelte importanti della vita.

Sognare con Dio e con Lui osare e agire! Quando il Papa commenta la Parola di Dio al mattino o quando tiene discorsi nei vari viaggi apostolici, non manca di incoraggiare a sognare in grande.

È nota la sua devozione a san Giuseppe, che considera uomo del “sogno” (Cfr. Mt 1,20.24). Quando si rivolge alle famiglie, ricorda loro che il sogno di Dio “continua a realizzarsi nei sogni di molte coppie che hanno il coraggio di fare della loro vita una famiglia; il coraggio di sognare con Lui, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo, nessuno si senta superfluo o senza un posto”.

I bambini e i nonni, il futuro e la memoria

Per Papa Francesco il sogno di Dio si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni. I bambini “sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza”; i nonni “sono la memoria della famiglia. Sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Avere cura dei nonni e avere cura dei bambini è la prova di amore più promettente della famiglia, perché promette il futuro. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.

Una tale cura esige lo sforzo di resistere alle sirene di un’economia irresponsabile, che genera guerra e morte. Educare alla vita significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale.

È ciò che ripete ancora oggi Santa Teresa di Calcutta con il famoso discorso pronunciato in occasione del premio Nobel 1979: “Facciamo che ogni singolo bambino sia desiderato”; è ciò che continua a cantare con l’inno alla vita: “La vita è bellezza, ammirala. La vita è un’opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. … La vita è la vita, difendila”.

Con Madre Teresa

La Santa degli ultimi di Calcutta ci insegna ad accogliere il grido di Gesù in croce: “Nel suo ‘Ho sete’ (Gv 19,28) possiamo sentire la voce dei sofferenti, il grido nascosto dei piccoli innocenti cui è preclusa la luce di questo mondo, l’accorata supplica dei poveri e dei più bisognosi di pace”. Gesù è l’Agnello immolato e vittorioso: da Lui sgorga un “fiume di vita” (Ap 22,1.2), cui attingono le storie di donne e uomini per la vita nel matrimonio, nel sacerdozio o nella vita consacrata religiosa e secolare. Com’è bello sognare con le nuove generazioni una Chiesa e un Paese capaci di apprezzare e sostenere storie di amore esemplari e umanissime, aperte a ogni vita, accolta come dono sacro di Dio anche quando al suo tramonto va incontro ad atroci sofferenze; solchi fecondi e accoglienti verso tutti, residenti e immigrati. Un tale stile di vita ha un sapore mariano, vissuto come “partecipazione alla feconda opera di Dio, e ciascuno è per l’altro una permanente provocazione dello Spirito. I due sono tra loro riflessi dell’amore divino che conforta con la parola, lo sguardo, l’aiuto, la carezza, l’abbraccio”.

 IL CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Febbraio
12

 

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2017

[15 gennaio 2017]

 

 “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”

 Cari fratelli e sorelle!

 «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali, che abbiamo riscoperto durante il recente Giubileo Straordinario.

 

Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?

 

Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.

 (segue)

Gennaio
08

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2017
 

 

La nonviolenza: stile di una politica per la pace

 

 1. All’inizio di questo nuovo anno porgo i miei sinceri auguri di pace ai popoli e alle nazioni del mondo, ai Capi di Stato e di Governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile. Auguro pace ad ogni uomo, donna, bambino e bambina e prego affinché l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa «dignità più profonda» e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.

 

Questo è il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace. Nel primo, il beato Papa Paolo VI si rivolse a tutti i popoli, non solo ai cattolici, con parole inequivocabili: «E’ finalmente emerso chiarissimo che la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile)». Metteva in guardia dal «pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l’equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali». Al contrario, citando la Pacem in terris del suo predecessore san Giovanni XXIII, esaltava «il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore». Colpisce l’attualità di queste parole, che oggi non sono meno importanti e pressanti di cinquant’anni fa.

 (segue)

Gennaio
17

 

GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL GIUBILEO DELLE PERSONE SOCIALMENTE ESCLUSE

 

Aula Paolo VI
Venerdì, 11 novembre 2016

 

Grazie a Christian e a Robert. E grazie a tutti voi. Per essere venuti qui, per incontrarci, per incontrarmi, per pregare per me. E, come ha detto il Cardinale [Barbarin], le vostre mani sopra la mia testa mi danno forza per proseguire la mia missione, nella preghiera dell’imposizione delle mani. Grazie tante.

 

Ho preso nota di alcune parole delle due testimonianze; e poi anche dei gesti, dopo averle date.

 

Una cosa che ha detto Robert è che come esseri umani noi non ci differenziamo dai grandi del mondo. Abbiamo le nostre passioni e i nostri sogni, che cerchiamo di portare avanti a piccoli passi. La passione e il sogno: due parole che possono aiutare. La passione che, a volte, ci fa soffrire, ci tende delle trappole, interne ed esterne; la passione della malattia… Le mille passioni. Ma anche l’appassionarsi nell’andare avanti, la buona passione, e questa buona passione ci porta a sognare.

 (segue)

Novembre
12

 

Nell'incontro con Eugenio Scalfari il pontefice esorta i cattolici a un nuovo impegno in politica: "Non per il potere ma per abbattere muri e diseguaglianze"

di EUGENIO SCALFARI 

 

Ci siamo abbracciati dopo tanto tempo. "La vedo bene" mi ha detto.

Anche Lei sta benissimo nonostante i continui strapazzi della sua vita.
"E' il Signore che decide".

E "sora nostra morte corporale".
"Sì, corporale".

Era la conversazione che cominciava per entrare subito nel profondo.

Santità - gli ho chiesto - cosa pensa di Donald Trump?
"Io non do giudizi sulle persone e sugli uomini politici, voglio solo capire quali sono le sofferenze che il loro modo di procedere causa ai poveri e agli esclusi".

Qual è allora in questo momento tanto agitato la sua preoccupazione principale?
"Quella dei
profughi e degli immigrati. In piccola parte cristiani ma questo non cambia la situazione per quanto ci riguarda, la loro sofferenza e il loro disagio; le cause sono molte e noi facciamo il possibile per farle rimuovere. Purtroppo molte volte sono soltanto provvedimenti avversati dalle popolazioni che temono di vedersi sottrarre il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigrati e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei Paesi ricchi i quali temono l'accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri. E' un circolo perverso e deve essere interrotto. Dobbiamo abbattere i muri che dividono: tentare di accrescere il benessere e renderlo più diffuso, ma per raggiungere questo risultato dobbiamo abbattere quei muri e costruire ponti che consentono di far diminuire le diseguaglianze e accrescono la libertà e i diritti. Maggiori diritti e maggiore libertà".

Ho chiesto a papa Francesco se le ragioni che costringono la gente ad emigrare si esauriranno prima o poi. E' difficile capire perché l'uomo, una famiglia, e intere comunità e popoli vogliono abbandonare la propria terra, i luoghi dove sono nati, il loro linguaggio.

Lei, Santità, attraverso quei ponti da costruire favorirà il riaggregarsi di quei disperati ma le diseguaglianze sono nate in Paesi ricchi. Ci sono leggi che tendono a diminuirne la portata ma non hanno molto effetto. Non avrà mai fine questo fenomeno?
"Lei ha parlato e scritto più volte su questo problema. Uno dei fenomeni che le diseguaglianze incoraggiano è il movimento di molti popoli da un paese ad un altro, da un continente ad un altro. Dopo due, tre, quattro generazioni, quei popoli si integrano e la loro diversità tende a scomparire del tutto".

 

(segue)

 

Novembre
21

 

Duro monito del Pontefice alle proprie comunità di fedeli, nell'occasione del lancio del messaggio per la prossima Giornata mondiale del migrante. "Chi va contro la misericordia, soprattutto per i minori non accompagnati, nel Vangelo viene gettato in mare con una macina al collo", è il monito più contundente del documento

 

Semplice come una colomba, forte come un'aquila: Papa Francesco torna ancora una volta a parlare di accoglienza dello straniero, e lo fa con toni ancora più vibranti del suo consueto stile che, comunque, sta segnando il passo su un tema tanto delicato quanto urgente, ovvero la condizione di estrema vulnerabilità di milioni di persone in fuga dal proprio Paese d'origine, buona parte dei quali minorenni: "Essere cristiano e cacciare via un affamato, un rifugiato, è da ipocriti", ha esortato il pontefice davanti a gruppi di giovani cattolici e protestanti della Sassonia, Germania. "Tutti i giorni, nei giornali e nei telegiornali, si sente parlare di chi vuole difendere il Cristianesimo in occidente e va contro i rifugiati e le altre religioni: questa è una malattia, anzi un peccato".

 

Parole dure, che fotografano una situazione dove l'umanità, in troppi casi, sta lasciando il passo a indifferenza ed egoismo brutali, perché non tengono conto di chi si ha di fronte, del fatto che in quelle stesse condizioni ci si potrebbe trovare chiunque, un giorno o l'altro nella vita. Papa Francesco torna sul tema dell'accoglienza nel giorno in cui diffonde urbi et orbi il messaggio per la prossima Giornata mondiale del migrante, che sarà il prossimo 15 gennaio 2017: tre pagine fitte di riflessioni e indicazioni con un argomento principale, o meglio un dramma nel dramma, quello dei minori non accompagnati, "vulnerabili e senza voce".

 

Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20).

.............

Ottobre
21

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2017

[15 gennaio 2017]

 

“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”

 

Cari fratelli e sorelle!

 

«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali, che abbiamo riscoperto durante il recente Giubileo Straordinario.

 

Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?

 ........................

Ottobre
17

 

Decreto della Penitenzieria Apostolica

Poiché a Potenza correndo l’Anno Santo della Misericordia si celebra il 460° anniversario da quando nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sepolcro si conserva con grande devozione la Sacra Reliquia del Preziosissimo Sangue, questa Penitenzieria Apostolica ricevute volentieri le umili suppliche dell’Eccellentissimo e Reverendissimo Mons. Salvatore Ligorio, Arcivescovo Metropolita di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, pervenute il giorno 26 luglio 2016, concede ed impartisce benignamente la indulgenza e remissione di tutti i peccati attingendo ai celesti tesori della Chiesa in favore di ogni singolo cristiano alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice) da lucrare nel giorno 13 e fino al giorno 25 settembre 2016, che si possono applicare anche alle anime dei fedeli defunti che si trovano in purgatorio a mo’ di suffragio se, in spirito di penitenza e sospinti dalla carità, visiteranno come pellegrini il nominato tempio parrocchiale ed in esso parteciperanno a sacre funzioni o a riti che si celebrano o almeno dinanzi alla reliquia del Preziosissimo Sangue per un quale tratto di tempo sciolgano umili preghiere rivolte a Dio recitando il Padre Nostro, il Credo e l’invocazione della Beata Vergine Maria.

Settembre
16

  

La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell’Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace. 

Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo. Desidero che l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso. Per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione. Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l’indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero.

Settembre
06

 

Cari fratelli e sorelle, 

l’Anno Santo della Misericordia ci invita a riflettere sul rapporto tra la comunicazione e la misericordia. In effetti la Chiesa, unita a Cristo, incarnazione vivente di Dio Misericordioso, è chiamata a vivere la misericordia quale tratto distintivo di tutto il suo essere e il suo agire. Ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti. L’amore, per sua natura, è comunicazione, conduce ad aprirsi e a non isolarsi. E se il nostro cuore e i nostri gesti sono animati dalla carità, dall’amore divino, la nostra comunicazione sarà portatrice della forza di Dio. 

Siamo chiamati a comunicare da figli di Dio con tutti, senza esclusione. In particolare, è proprio del linguaggio e delle azioni della Chiesa trasmettere misericordia, così da toccare i cuori delle persone e sostenerle nel cammino verso la pienezza della vita, che Gesù Cristo, inviato dal Padre, è venuto a portare a tutti. Si tratta di accogliere in noi e di diffondere intorno a noi il calore della Chiesa Madre, affinché Gesù sia conosciuto e amato; quel calore che dà sostanza alle parole della fede e che accende nella predicazione e nella testimonianza la “scintilla” che le rende vive. 

Maggio
09

 

ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE
AMORIS LAETITIA
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
AI VESCOVI, AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
AGLI SPOSI CRISTIANI E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULL’AMORE NELLA FAMIGLIA

 

1. La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa». Come risposta a questa aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia».

 

2. Il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza. I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche.

 

3. Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato».

 

Aprile
02

 Leggete le Beatitudini, vi farà bene! (Papa Francesco)

 GMG – Giornata Mondiale della Gioventù 2016

 Cracovia – 25 luglio / 2 agosto 2016

 http://www.krakow2016.com/it/

 

 Carissimi giovani,

 siamo giunti all’ultima tappa del nostro pellegrinaggio a Cracovia, dove il prossimo luglio, celebreremo insieme la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù. Nel nostro lungo e impegnativo cammino siamo guidati dalle parole di Gesù tratte dal “discorso della montagna”. Abbiamo iniziato questo percorso nel 2014, meditando insieme sulla prima Beatitudine: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli» (Mt 5,3). Per il 2015 il tema è stato «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Nell’anno che ci sta davanti vogliamo lasciarci ispirare dalle parole: «Beati i misericordiosi , perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).

1. Il Giubileo della Misericordia

Con questo tema la GMG di Cracovia 2016 si inserisce nell’Anno Santo della Misericordia, diventando un vero e proprio Giubileo dei Giovani a livello mondiale. Non è la prima volta che un raduno internazionale dei giovani coincide con un Anno giubilare. Infatti, fu durante l’Anno Santo della Redenzione (1983/1984) che san Giovanni Paolo II convocò per la prima volta i giovani di tutto il mondo per la Domenica delle Palme. Fu poi durante il Grande Giubileo del 2000 che più di due milioni di giovani di circa 165 paesi si riunirono a Roma per la XV Giornata Mondiale della Gioventù. Come avvenne in questi due casi precedenti, sono sicuro che il Giubileo dei Giovani a Cracovia sarà uno dei momenti forti di questo Anno Santo!

.....

Aprile
27

  

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2016

 

"Misericordia io voglio e non sacrifici" (Mt 9,13).
Le opere di misericordia nel cammino giubilare
 

1. Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata 

Nella Bolla d’indizione del Giubileo ho rivolto l’invito affinché «la Quaresima di quest’anno giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio» (Misericordiae Vultus, 17). Con il richiamo all’ascolto della Parola di Dio ed all’iniziativa «24 ore per il Signore» ho voluto sottolineare il primato dell’ascolto orante della Parola, in specie quella profetica. La misericordia di Dio è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio. 

Per aver accolto la Buona Notizia a lei rivolta dall’arcangelo Gabriele, Maria, nel Magnificat, canta profeticamente la misericordia con cui Dio l’ha prescelta. La Vergine di Nazaret, promessa sposa di Giuseppe, diventa così l’icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è stata ed è continuamente evangelizzata per opera dello Spirito Santo, che ha fecondato il suo grembo verginale. Nella tradizione profetica, la misericordia ha infatti strettamente a che fare, già a livello etimologico, proprio con le viscere materne (rahamim) e anche con una bontà generosa, fedele e compassionevole (hesed), che si esercita all’interno delle relazioni coniugali e parentali.

 2. L’alleanza di Dio con gli uomini: una storia di misericordia

 Il mistero della misericordia divina si svela nel corso della storia dell’alleanza tra Dio e il suo popolo Israele. Dio, infatti, si mostra sempre ricco di misericordia, pronto in ogni circostanza a riversare sul suo popolo una tenerezza e una compassione viscerali, soprattutto nei momenti più ...

Febbraio